Mais (Furmintù o Formenton, Zea Mays)

Scoperto nel 1493 in isole caraibiche come Cuba e Jamaica e chiamato dalle popolazioni locali (tra cui anche i Maya) “Mahiz” ha poi mutato il suo nome in Mais; conosciuto anche con il nome di granoturco o sorgoturco (si pensava che arrivasse dall’oriente definito generalmente “Turchia”) ha avuto rapida diffusione in tutta la pianura padana diventando in pochi anni il cereale leader per estensione di ettari coltivati e quintali di granella (e in seguito anche di silomais) prodotti. Secondo il Messedaglia e il Ramusio furono portati i primi semi per ordine del Doge in persona da una spedizione spagnola che faceva tappa a Venezia, coltivato per la prima volta nelle terre del Polesine (si pensa a Porto Tolle, all’ epoca San Nicolò) nel 1554, fu poi venduto a un agricoltore (tal Giovanni Rossi) dell’entroterra rovigiano come “imponente specie di formento proveniente dalle americhe”, che nonostante la frode (probabilmente in buona fede) ne scoprì il potenziale e lo macinò come mistura nel pastone di grano per l’alimentazione delle bovine da latte (1582). Sul finire del XVI e l’inizio del XVII Secolo, si diffonde anche nell’ adriese (1603) dove viene utilizzato come taglio per la poverissima polenta rossa di sorgo e in seguito anche nel trevigiano, nel vicentino, nel padovano e nel bellunese (1617) arriva poi nel 1623 nel veronese (si pensa a Villabona) dove soppianta completamente il sorgo e una volta franto e molito viene impiegato come farina gialla per fare la ben nota polenta (in alcuni comuni della Bassa veronese come Isola della Scala gli è valso il soprannome polenta proprio come l’alimento). L’arrivo del Mais nella Bassa bresciana è però da registrarsi nel 1630, dove viene seminato per la prima volta in una zona non ben definita tra Montichiari, Calcinato e Campagna di Lonato, si diffonde poi anche nel bergamasco e nel cremasco (1631) venendo in seguito addirittura esportato anche nello Stato Pontificio, in Romagna nel 1641 e più tardi anche nel cremonese (Ducato di Milano), nel piacentino (Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla) e nel novarese (Regno di Sardegna).
Come detto precedentemente, il largo consenso che il mais trovò presso gli agricoltori bassaioli dipese da particolari condizioni ambientali e dalle peculiari caratteristiche fisico-climatiche dei terreni, ma doveva sicuramente pure rispondere alla domanda di gran parte di lavoratori della terra, se nel giro di circa cinquanta anni divenne dal mercato il cereale prediletto tanto da rendere obsoleta le colture del sorgo rosso, avena, segale. Il mais più pregiato (bianco) come la varietà “tuvicata” o “amilacea” fu mezzo di pagamento, una volta farina, delle affittanze (insieme agli avi-cunicoli o altri capi [suini, bovini da carne]) nei contratti di Mezzadria, Soccida, Colonia Parziaria convertiti da associatici a tipici a partire dal 1972 (usufrutto, locazione agraria, affitto, etc…).
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